INGEGNERIA STRUTTURALE

Ingegneria del vetro strutturale e parapetti a norma CNR-DT 210: criteri di calcolo

Le istruzioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche per i carichi statici e dinamici sui sistemi trasparenti di protezione anticaduta, e cosa significano nella scelta della stratigrafia.

Pubblicato il Lettura: 2 minA cura di SAV2000

Edificio residenziale contemporaneo con parapetti strutturali in vetro

In sintesi

  • In Italia il riferimento tecnico per gli elementi strutturali in vetro sono le istruzioni CNR-DT 210/2013, da applicare insieme alle NTC 2018.
  • Un parapetto in vetro deve resistere ai carichi di esercizio e garantire una capacità residua dopo la rottura di una o più lastre.
  • Per questo si usa sempre vetro stratificato, spesso temperato o indurito, con intercalari scelti in base al comportamento post-rottura richiesto.

Il quadro di riferimento

La progettazione di elementi strutturali trasparenti esposti a spinte orizzontali e carichi da folla, come parapetti, balaustre, divisori di tribune o ringhiere di ville e terrazzi, fa riferimento in Italia alle istruzioni CNR-DT 210/2013 per la progettazione, l'esecuzione e il controllo delle costruzioni con elementi strutturali di vetro. Il documento non è una norma cogente, ma è il riferimento tecnico riconosciuto e va applicato insieme alle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018), che fissano i valori dei carichi.

I carichi da considerare

Per un parapetto la verifica principale riguarda la spinta orizzontale lineare applicata al corrimano, il cui valore dipende dalla destinazione d'uso dell'ambiente secondo le NTC 2018: è più bassa negli ambienti residenziali e cresce negli spazi suscettibili di affollamento, come scuole, locali pubblici, stadi e stazioni. A questa si aggiungono, quando pertinenti, il vento, i carichi concentrati e l'azione dinamica dell'urto di una persona, che si valuta anche con prove sperimentali di impatto.

La verifica post-rottura

L'aspetto che distingue il vetro dagli altri materiali strutturali è la sua rottura fragile. Per questo la CNR-DT 210 chiede di considerare cosa succede dopo la rottura: se una delle lastre che compongono il parapetto si rompe, l'elemento deve conservare una resistenza residua sufficiente a impedire la caduta nel vuoto di persone o cose, almeno fino alla sostituzione.

In pratica questo si ottiene con:

  • vetro stratificato, mai monolitico, perché l'intercalare tiene uniti i frammenti;
  • lastre temperate o indurite termicamente, scelte in funzione del tipo di frammentazione desiderata;
  • intercalari adeguati: il PVB tradizionale per molte applicazioni residenziali, gli intercalari ionoplastici più rigidi quando serve una maggiore capacità portante dopo la rottura (ne parliamo nel confronto PVB e SGP).

Il vincolo conta quanto il vetro

Un parapetto a sbalzo incastrato alla base in un profilo continuo lavora in modo molto diverso da un parapetto fissato puntualmente con borchie o morsetti. Il tipo di vincolo cambia la distribuzione delle tensioni nel vetro e quindi lo spessore necessario. Per questo il calcolo va sempre riferito al sistema completo: lastra, profilo, ancoraggi e supporto.

Come lavora SAV2000

SAV2000 traduce queste verifiche in stratigrafie specifiche per ogni progetto, scegliendo spessori, tipo di tempra e intercalare in base ai carichi e al comportamento post-rottura richiesto dal progettista strutturale, così da unire sicurezza e trasparenza.

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