In sintesi
- Secondo il Dossier sicurezza del Viminale, nel primo semestre 2026 i furti denunciati sono stati 437.800 contro 493.975 nello stesso periodo del 2025 (-11,4%).
- Per l'Osservatorio Censis-Verisure, nel 46,4% dei furti in abitazione l'accesso è avvenuto da finestra o portafinestra.
- Per le abitazioni si usano in genere le classi EN 356 da P2A a P5A; la classe va scelta in base all'esposizione e abbinata a un serramento di pari livello.
Cosa dicono i numeri
Il Dossier sicurezza che il Ministero dell'Interno pubblica ogni anno a Ferragosto ha fotografato per il primo semestre 2026 un calo generalizzato dei reati. I furti nel complesso sono scesi a 437.800, contro i 493.975 dello stesso periodo del 2025: una flessione dell'11,4%. Il dato riguarda tutte le tipologie di furto, non solo quelli in abitazione, ma conferma una tendenza già visibile l'anno precedente.
Per i furti in casa, la fonte più dettagliata è l'Osservatorio Censis-Verisure sulla sicurezza della casa, realizzato con il Servizio analisi criminale del Viminale. Nella sua quarta edizione l'Osservatorio ha contato 155.590 furti in abitazione nel 2024 e, sui dati provvisori del primo semestre 2025, un calo dell'8,6%. Nonostante il miglioramento, il furto in casa resta il reato più temuto per il 59% degli intervistati.
Da dove entrano i ladri
Il dato più utile per chi progetta la protezione è il punto d'ingresso. Secondo il racconto delle vittime raccolto dal Censis, nel 46,4% dei casi i ladri sono entrati da una finestra o da una portafinestra, nel 33,7% dalla porta principale e nel 14,6% da una porta secondaria. In altre parole, la superficie vetrata è il varco più usato, più della porta d'ingresso che spesso è già blindata.
Questo spiega perché molti interventi di sicurezza falliscono: si rinforza la porta e si lascia il resto dell'involucro con vetri ordinari, che cedono in pochi secondi.
Come leggere le classi EN 356
La norma EN 356 classifica i vetri di sicurezza in due famiglie di prova. Le classi "A" misurano la resistenza all'impatto di una sfera d'acciaio da circa 4 kg lasciata cadere da altezze crescenti; le classi "B" misurano il numero di colpi di mazza e ascia necessari per aprire un varco.
| Classe | Prova | Uso tipico |
|---|---|---|
| P1A – P2A | Sfera da 1,5 m / 3 m (3 impatti) | Piani alti, rischio basso, protezione antinfortunistica rinforzata |
| P3A – P4A | Sfera da 6 m / 9 m (3 impatti) | Piano terra, portefinestre, abitazioni in contesti urbani |
| P5A | Sfera da 9 m (9 impatti) | Ville isolate, piani terra molto esposti |
| P6B – P8B | Da 30 a oltre 70 colpi di mazza e ascia | Negozi, vetrine, gioiellerie, banche |
Le indicazioni d'uso sono orientative: la scelta corretta nasce da un'analisi dell'esposizione dell'immobile (piano, visibilità dalla strada, tempi d'intervento, valore dei beni).
Il vetro da solo non basta
La norma sui serramenti antieffrazione, la EN 1627, associa a ogni classe di resistenza del serramento una classe minima di vetro: per esempio P4A per un serramento RC2, P5A per RC3, P6B per RC4. Montare un vetro P5A su un telaio non classificato significa spostare il punto debole dalla lastra al fissaggio. È il tema che abbiamo approfondito parlando dell'interfaccia vetro-telaio secondo IFT Rosenheim.
Tre consigli pratici
- Mappa le aperture: parti da piano terra, portefinestre su giardini e terrazzi, finestre raggiungibili da tettoie o balconi.
- Pretendi la classe scritta: in preventivo e in fattura deve comparire la classe EN 356 del vetro, non una generica dicitura "antisfondamento".
- Valuta la detrazione: fino al 31 dicembre 2026 i vetri antisfondamento rientrano nel bonus sicurezza al 50% sulla prima casa.