QUALITÀ E CONTROLLO

Prevenire la rottura spontanea: il solfuro di nichel e il protocollo Heat Soak Test (EN 14179)

Le inclusioni di solfuro di nichel possono far esplodere una lastra temprata senza causa apparente. Come funziona l'Heat Soak Test e cosa garantisce davvero.

Pubblicato il Lettura: 2 minA cura di SAV2000

Facciata architettonica con lastre di vetro dalle linee geometriche

In sintesi

  • Le inclusioni microscopiche di solfuro di nichel (NiS) possono espandersi nel tempo e rompere spontaneamente una lastra temprata.
  • L'Heat Soak Test (EN 14179) porta le lastre a circa 290 °C per almeno due ore, provocando in fabbrica la rottura di quelle contaminate.
  • Il test riduce drasticamente il rischio ma non lo azzera: la norma ammette un rischio residuo statistico molto basso.

Un difetto invisibile

Il vetro temprato termicamente offre un'elevata resistenza ai carichi meccanici e agli sbalzi termici, ed è per questo molto usato in facciate, parapetti e coperture. Ha però un punto debole noto agli addetti ai lavori: la possibile presenza di microscopiche inclusioni di solfuro di nichel (NiS) nella massa del vetro, un tema studiato anche dalla Stazione Sperimentale del Vetro.

Durante la tempra queste inclusioni restano "congelate" in una fase cristallina instabile. Con il tempo, e più rapidamente con il calore, tornano alla fase stabile aumentando di volume di qualche punto percentuale. Se l'inclusione si trova nella zona di trazione al centro dello spessore, questa piccola espansione basta a innescare la rottura improvvisa della lastra, anche mesi o anni dopo la posa e senza alcun urto.

Come funziona l'Heat Soak Test

Per ridurre il rischio si applica l'Heat Soak Test (HST), definito dalla norma EN 14179. Le lastre già temprate vengono inserite in un forno, portate a una temperatura di circa 290 °C e mantenute a quella temperatura per almeno due ore, per poi essere raffreddate in modo controllato. Il ciclo accelera la trasformazione del solfuro di nichel: le lastre contaminate si rompono nel forno, in fabbrica, invece che in opera.

Il vetro che supera il test si chiama vetro temprato termicamente e sottoposto a heat soak, e deve essere marcato e accompagnato dalla documentazione del ciclo di prova.

Cosa garantisce, e cosa no

È importante essere precisi: l'HST non elimina il rischio al 100%. La EN 14179 lo riduce a un livello statistico molto basso, dell'ordine di una rottura ogni centinaia di tonnellate di vetro trattato. Per le applicazioni in cui una rottura sarebbe pericolosa, la buona pratica è combinare il trattamento HST con il vetro stratificato, che trattiene i frammenti anche se una lastra dovesse cedere.

Quando richiederlo

  • Facciate continue e vetrate in quota, dove la caduta di frammenti è un rischio per chi passa sotto.
  • Parapetti, coperture e pensiline con lastre temprate.
  • Lastre di grande formato esposte al sole, dove gli stress termici sono maggiori.

SAV2000 esegue il trattamento heat soak su richiesta del progetto, documentando ogni ciclo per la tracciabilità dei lotti consegnati.

Fonti e riferimenti

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